Archive for the ‘attualità’ Category

NON LASCIARMI

5 ottobre 2017

Una volta scrivevo quelle che si potrebbero chiamare recensioni, ma che in realtà erano solo opinioni personali senza alcuna pretesa. Molte sono andate perse perchè facevano parte del mio vecchio blog ingurgitato dal rifacimento estetico senza scrupoli dell’allora gestore. Però i testi li ho conservati. E sono felice, oggi che è stato assegnato il Nobel della Letteratura a Kazuo Ishiguro di riproporne una che riguarda un suo bellissimo libro.

Il libro si intitola Non lasciarmi. La recensione l’ho scritta nel 2007, diversi anni dopo l’uscita del libro e prima dell’uscita del film omonimo. La ritengo ancora valida, come attuale penso che sia la trama raccontata. La ripropongo e mi complimento con lo scrittore per il premio, a mio parere meritato. (more…)

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CARO 2017, IL MIO NOME E’ RESILIENZA

1 gennaio 2017

resilienzaBen arrivato 2017.
Il mio nome è resilienza.

Mi guardo indietro, lontano da te. Oppure mi guardo appena oltre le spalle. In ogni caso ho scoperto che il mio nome è resilienza. Perchè sono ancora qui e perchè inseguo ancora i sogni. (more…)

ACCADE ANCORA E TREMA LA TERRA

25 agosto 2016

Terremoto-Amatrice-18-990x641Accade ancora e ancora e ancora. Non c’è mai da stare veramente tranquilli. La morte è accanto a te, ti tocca e tu non te lo aspetti, non la vedi, non ci pensi.

La terra trema, di nuovo. Succede in ogni parte del mondo, succede nelle grandi città e nei piccoli centri di montagna. Oggi è accaduto tra Marche e Lazio, ieri in Emilia e a L’Aquila e Assisi e in Irpinia e in Friuli… e India, Giappone, Cina, Nepal. Ovunque.

Succede che non sempre c’è scampo. E qualcuno resta.

Resta sotto le macerie delle case e della presunzione che nulla ci può scalfire personalmente, che le disgrazie avvengono sempre altrove, agli altri. Una presunzione innocente, per chi ha solo scelto un luogo dove abitare, formare una famiglia e vivere la propria banale ma specialissima vita.

Una presunzione criminale, per chi quelle case le ha costruite, più o meno consapevolmente, prive di criteri antisismici, là dove ci si vanta di aver raggiunto i massimi livelli di civiltà. Perché dai, in India o in Nepal si parla di baracche, qui no, qui sono case ed edifici con funzione importante. Come gli ospedali.

Ospedali che crollano.

Malati già in bilico in una esistenza precaria costretti a fuggire dalle mura che dovevano prendersi cura di loro. Medici e infermieri che mandano all’aria le rispettive competenze per salvare, insieme, persone messe in pericolo da ben altro che la propria malattia. Rischiando la propria vita.

E miracolo se non ci sono stati morti.

Morti, morti, morti.

Ogni volta la conta infinita dei morti. Lo stillicidio.

La corsa contro il tempo. Scavare sotto le macerie, ascoltare la debole voce dei sepolti vivi provenire dalle viscere dell’inferno. Salvataggi dopo giorni di scavo, miracolati in extremis. Decine, speriamo non centinaia, di vite interrotte in un momento qualsiasi della loro esistenza colma di progetti e futuro. Vite che saranno riesumate e raccontate in diretta su tutti i media e i social per strappare altre lacrime, se non ce ne fossero state già abbastanza. Macinare e spettacolarizzare il dolore, bruciarlo e poi dimenticarlo. È così che accade e accadrà ancora.

I media oggi ti permettono di entrare nel vivo del dolore. Toccare con mano il sangue. E se hai la tv in HD, ecco che ti viene istintivo cercare di asciugare quelle lacrime sui visi impolverati, che sembrano così vere, messe in primo piano.

Sono vere, sono come le mie.

Questo entrare con un salto a piedi uniti nel dramma in primo piano scatena come non mai l’emozione e la solidarietà. Quelle povere creature che girano in un paese fantasma ricoperti da strati di polvere e una coperta incolore, sono come noi. Sono la testimonianza che potremmo esserci noi al loro posto. Che dormendo stanotte potremmo non rivedere più il nostro domani: tanto, basta un torcibudella dell’ipogeo, un mal di pancia degli strati profondi della crosta terrestre ed ecco che mentre dormi ti crolla il mondo attorno, ti crolla il letto al piano di sotto, o chissà dove, trascinato e sepolto da fiumi di macerie.

Quella persona che vaga simile a uno zombie potremmo essere noi che cerchiamo un figlio, un marito, una madre. Oppure potremmo essere noi quel figlio, quel marito, quella madre dispersi nel punto in cui un giorno c’era una casa. La loro casa.

È un momento e non ci sei più.

Un momento che può essere infinito.

La prima scossa è durata oltre due minuti. Due lunghissimi minuti in cui il mondo impazzisce e precipita e non sai fare altro che pregare che la smetta di tremare tutto. Oppure non fai in tempo nemmeno a capire e la tua luce è spenta per sempre.

Macerie, soccorritori dal tocco delicato e dall’udito finissimo allenato a cogliere un lamento sotto i cumuli di materiale sbriciolato. Cani gioiosi e fiduciosi che abbaiano felici nel silenzio, perché su, dai, fratello umano, lì sotto qualcuno ci sta aspettando.

Storie infinite, banali e speciali, qualcuna incredibile, scritta apposta per lo show. Storie da raccontare alla telecamera per condividere l’attesa e la speranza, a dispetto di ogni evidenza.

Polvere. Tanta polvere. Colore che manca, tutto è grigio di cemento sbriciolato.

È il non colore del terremoto. Lo trovi ovunque la terra impazzisca, è uguale, identico. Ma in HD lo vedi meglio.

È successo ancora e ancora succederà. Laggiù nel sottosuolo non vanno mai in vacanza. Lavorano in sordina, si fanno dimenticare e poi si scatenano arrabbiati e vendicativi. Forse hanno troppo peso sulle spalle e decidono di scrollarselo un po’ di dosso, come fanno i cani con la pioggia. E ogni tanto la scrollatina provoca il disastro. Ma laggiù non importa a nessuno. Le falde si scontrano, i Titani giocano fra loro, il terremoto è la conseguenza minima della collisione di forze immani.

Questa maledetta conta dei morti e di edifici crollati, fossero essi presuntuosi o umili, carichi di storia o appena nati; conta di lacrime e vane attese. E poi quel punto di domanda grande come le case che non ci sono più, sospeso nel vuoto lasciato libero dal palazzo crollato: e ora? Ora che non ho niente che faccio, dove vado? Ora che ho perso tutto cosa faccio di me?

Ricostruzione. Sì, lo Stato non vi abbandonerà. Rifaremo i paesi e le città più belle di prima. E intanto si fanno conti e sorrisi sotto banco: ci si guadagna sempre dal terremoto, su dai, allegria che ci sistemiamo! Più tempo ci mettiamo meglio è per noi e per il nostro conto alle Cayman.

Parole. Tante parole, dove starebbero meglio i fatti. E il silenzio.

È successo ancora e succederà di nuovo. Non c’è modo di evitarlo. Là nel sottosuolo se ne infischiano della superficie e delle lacrime che li innaffieranno, dopo.

Lacrime lacrime lacrime… non riesco a trattenerle. Sarà colpa dell’HD, che mi fa sembrare di essere lì. Sarà colpa delle cazzate del solito opinionista chiamato in fretta a chiudere i buchi della diretta. Sarà colpa del giornalista che si chiede come mai il soccorritore non gli spiega con un sorriso da Hollywood cosa sta succedendo, e quanti morti ha tirato fuori dall’incubo, e quanti vivi e poi… scusa un attimo giornalista, mi chiamano da sotto tonnellate di detriti, non senti? Magari torno dopo.

Sarà colpa di non so chi, ma di certo sono quelle storie, quelle macerie, quei paesi distrutti, quei destini incerti, quei dispersi nel nulla che mi fanno piangere. Lo so. Perché è tutto già visto, perché è successo ancora e so che ancora succederà.

E la prossima volta, chissà, ci toccherà davvero essere là, dall’altra parte dello schermo, in HD, sotto le macerie della nostra vita.

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LE MIE OLIMPIADI

12 agosto 2016

olympic flagIo non sono un’atleta. Non lo sono mai stata. Da piccola lo sport che mi riusciva meglio era girare le pagine di un libro. A scuola nell’ora di educazione fisica ero una frana, mi promuovevano solo per carità di Dio, perché eccellevo in quasi tutte le altre materie.

No, non sono un’atleta. Sono sprovvista del gene che fa di un comune mortale una persona idonea all’attività sportiva. Di sport ne ho provati tanti, ma fallendo in tutti ho dedotto di essere un caso disperato e mi sono dedicata ad altro. (more…)

BUONA PASQUA, SIGNORE.

4 aprile 2015

Uovo-di-pasquaC’è qualcosa di sbagliato, signore, in questa tua invenzione.
Hai creato un essere vivente che tu sostieni sia a tua immagine e somiglianza, ma io credo che ti sbagli. Se è vero quello che mi hanno insegnato, infatti, tu sei buono e misericordioso. Tu sei la perfezione. Non ammazzi nessuno, anche se hai inventato la morte (ma pure quella ce la siamo voluta noi, hai ragione). Tu non fai stragi, anche se qualcuno le ha fatte in nome tuo. (more…)

MIMOSA, FEMMINA PER SEMPRE

8 marzo 2015

donneMimosa era nata in una giornata di primavera colorata, profumata e luminosa, spazzata da un vento gentile.

Era nata femmina. (more…)

QUALCOSA CHE MANCA, A NATALE

24 dicembre 2014

natale61024x768ej7E va bene, è Natale. Anche quest’anno è Natale.
Difficile trovare qualcosa di nuovo da dire, o di originale. È prassi scambiarsi baci, auguri e panettoni, senza rendersi ben conto del significato del gesto e delle parole. Lo si fa, punto.
Ma augurare qualcosa vuol dire sperare che quella cosa si verifichi. Perciò auguri di cosa? Cosa augurarsi, cosa sperare per coloro che baciamo con il panettone in mano e il pensiero rivolto al pranzo o alla cena che brucia sui fornelli e sai poi che figura con tutti i parenti? (more…)

CALCIO, AL NATURALE

3 settembre 2014

calcioI ragazzi non scherzano, ci danno dentro. La giornata non è particolarmente calda, non c’è pericolo che lo sia in questa estate pazza e umida, però c’è afa, muoversi è faticoso, lo è perfino pensare. Eppure loro sono in pieno allenamento: caldo o non caldo, pioggia o afa, gli tocca.
Fare parte di una squadra di calcio che milita in una categoria importante, pur se a livello dilettantistico, richiede impegno. Mica parliamo della squadretta improvvisata all’oratorio. Qui, nel gioco, si fa sul serio. (more…)

CORPO ANTICO

7 agosto 2014

bagnante-di-renoirIo ho un corpo antico. Di quelli che non si usano più e chissà se si sono mai usati. Non parlo tanto di vecchiezza, ma di moda.

La moda nel tempo cambia in continuazione. (more…)

BRACCIALETTI ROSSI

9 marzo 2014

braccialettiForse non tutti sanno che sono una che si commuove facilmente quando legge un libro, guarda un film o addirittura ascolta una canzone. Ne faccio pubblica ammissione qui. Però neanche a me era mai successo di piangere così tanto, e al contempo sorridere così tanto, nel guardare una fiction in tv. E ora che è finita, fra lacrime e sorrisi così come si è srotolata per sei puntate, a distanza di una settimana dalla conclusione dell’ultima puntata continuo a ripensare ai protagonisti e alla loro storia, continuo a rabbrividire ascoltando la colonna sonora, con la gola sempre stretta e gli occhi umidi. Voglio cercare di capire perché mi accade tutto questo. (more…)